PIETRA LAVICA
Pietra lavica è una denominazione che va molto di moda nel momento in cui scrivo (2026) e ormai da almeno un paio di decenni. Con questo materiale si realizzano oggetti di vari tipi. Fra l’altro, perline da montare in bigiotteria di basso livello. Alcune persone appassionate di cristalloterapia amano la pietra lavica per il suo aspetto, ma anche per la suggestione del richiamo ai vulcani e al loro magma.
Pietra lavica è un’espressione piuttosto vaga. Qualsiasi materiale litico che si formi in seguito un’eruzione vulcanica, di per sé è una pietra ed è “lavica”. Anche il tufo, per esempio, può a buon diritto fregiarsi di questo titolo. Ma nella pratica si fa riferimento a un materiale generalmente scuro o addirittura nerastro, che si presenta con piccole cavità e fenocristalli disseminati nella massa.
In pratica si tratta di una lava, una varietà di basalto, che, venendo a giorno in seguito all’eruzione, scorre lungo le pendici del vulcano e inizia a raffreddarsi fino a solidificarsi.
Le rocce costituite da lava solidificata sono conosciute e utilizzate da molto tempo. I sampietrini con i quali erano pavimentate certe strade di Roma, per esempio, erano in basalto, ossia una forma di pietra lavica.
Nei pressi di Roma vi sono ancora oggi cave che producono questo materiale e nelle litoclasi (spaccature della roccia) è possibile rinvenire minerali a volte molto rari.
La lava che esce dal camino vulcanico a volte contiene una notevole quantità di gas disciolti e questi gas, quando il vulcano viene “stappato” e inizia l’eruzione, tendono a liberarsi formando bollicine all’interno della lava.
Si tratta dello stesso fenomeno che si verifica quando stappiamo una bottiglia di spumante e lo versiamo nel bicchiere; anche in quel caso si fomano delle bollicine che tendono a venire a galla e liberarsi, Tuttavia la lava è molto più densa e viscosa e il gas fa molta fatica a muoversi e giungere fino a liberarsi, Se il raffreddamento è sufficientemente rapido, una quantità più o meno grande di esse non fa in tempo a raggiungere la superficie e resta imprigionata nella massa che si va consolidando.
Se le bolle sono molto numerose, la lava si trasforma in una specie di schiuma piena di bolle e allora il materiale che si forma con il raffreddamento si chiama pomice.
In altri casi le bolle sono pochissime e in altri ancora sono in quantità intermedia.
Assieme alle bollicine, la massa lavica può facilmente portare con sé dei cristalli già ben formati di alcuni minerali. Questi cristalli ben formati vengono chiamati “fenocristalli”.
A seconda del colore della lava raffreddatasi, della composizione chimica, della presenza di bolle più o meno abbondanti e di fenocristalli, il materiale risultante può essere ritenuto più o meno adatto per un uso in edilizia o in altri settori (per esempio come materiale da barbecue).
Al di fuori degli usi come materiale da costruzione o da rivestimento, si è a un certo punto affermato l’uso di servirsi di rocce affini ai basalti per produrre ciotoli arrotondati da usare come “pietre calde”. Si trattava di un ottimo utilizzo. Questo materiale ha un bassissimo costo, è spesso piacevole al tatto e alla vista, mantiene il calore ed è pesante quanto basta per essere fisicamente ben percepito, ma senza fastidio. Inoltre è resistente (anche al calore), del tutto atossico e lavabile senza problemi.
Successivamente è comparsa l’abitudine di usare la pietra lavica anche per la produzione di perline da bigiotteria. Quest’uso potrebbe esser stato favorito dalla presenza, in alcune rocce, dei buchini corrispondenti alle bollicine di gas.
Occorre tener sempre presente che nelle pietre laviche autenticamente naturali i buchini hanno dimensioni diverse e, soprattutto, corrispondono alla presenza di bolle di gas. Dunque la loro forma, pur se a volte più tonda, altre più allungata, deve sempre essere arrotondata. Nell’immagine numero 2 si vede una grande cavità rotondeggiante con dentro dei globuli di calcite. La forma della cavità è palesemente quella di una bolla. Nello stesso campione sono presenti anche alcune ale cavità molto più piccole che sono comunque caratterizzate da una forma rotondeggiante (anche se allungata).
Nell’immagine numero 1 invece, in particolar modo nella zona del foro centrale di una delle perline, si vede chiaramente la struttura del materiale che non è formato da buchetti entro una massa uniforme, ma piuttosto da interstizi irregolari lasciati da una massa di granuli cementati fra loro. Questo è caratteristico del materiale sintetico ottenuto per sinterizzazione. Il materiale dell’immagine numero 1 e della numero 4 è sintetico.
La composizione della pietra lavica è parecchio variabile e questo la rende poco adatta a essere usata in cristalloterapia.
Come accennato poche righe sopra, esiste una produzione assai abbondante di materiale sintetico che viene venduto con la denominazione pietra lavica o pietra lavica naturale.
Questa è la ragione di base per cui ho deciso di inserire la pietra lavica fra i materiali ingannevoli: la gran parte di essa non è naturale.
SI tratta di un’imitazione industriale ottenuta mediante un processo di cottura parziale di polveri e granelli di natura appropriata. Questo processo viene chiamato sinterizzazione.
Teoricamente materiali simili potrebbero essere anche prodotti con procedimenti diversi (per esempio delle varianti di quelli adottati nella produzione dell’argilla espansa), ma allo stato attuale non ne ho trovato notizia.
La pietra lavica sintetica viene usata per molteplici scopi. I costi in generale sono bassissimi e il materiale di partenza è generalmente un materiale di scarto ottenuto da altre lavorazioni e riciclato.
Poiché una parte notevole della pietra lavica che viene dichiarata naturale in realtà non lo è, mi è parso necessario classificare questo materiale come ingannevole, anche se potrebbe essere possibile imbattersi in vera pietra lavica naturale.
| ossidiana |
| – |

immagine: G. Penko

nella cavità formata da una bolla si è depositata della calcite.
immagine: G. Penko

in una frattura della roccia si sono formate sferule di cabasite.
immagine: G. Penko
immagini

immagine: G. Penko
altri dati
| pietra lavica | |
| famiglia/affinità | – |
| chimica | non applicabile |
| varietà di | – |
| tipo di materiale | materiale eterogeno (roccia) |
| durezza | variabile da cao a caso |
| colori | toni di grigio, da quasi bianco a praticamente nero |
| classe di potere | non applicabile |
| livello richiesto | non applicabile |
| costanza | nessuna costanza |
| flusso | non applicabile |
| grado dinamico | non applicabile |
| elementi | non applicabile |
| zodiaco | non applicabile |
| pianeti | non applicabile |